La coltura che risana: opportunità d’uso per salvaguardare il pianeta

CANAPILLOLA “LA COLTURA CHE RISANA”: EPISODIO 3 – FINE

OPPORTUNITA’ D’USO PER SALVAGUARDARE IL PIANETA

Nell’articolo precedente si è illustrato come l’inserimento della canapa nell’attività agricola rappresenti un potenziale punto di svolta per una transizione ecologica che preveda meno utilizzo di irrigazione e pesticidi, ulteriormente inserendosi utilmente nella rotazione agraria. Oltre ad apportare benefici al terreno, questa materia prima permette lo sviluppo di semi-lavorati e prodotti ecosostenibili in numerosi settori industriali.

Tra le caratteristiche principali della canapa vi troviamo le proprietà di isolamento termico e acustico. Nell’ambito tessile, offre potenziale riduzione dell’utilizzo di tessuti non ecosostenibili. Essendo una fibra costituita da molecole cave al loro interno, si caratterizza per un effetto termostatico che permette di sviluppare una ‘coibenza naturale’ con notevole capacità di assorbimento del calore e di dispersione dell’umidità.

Per quanto riguarda il settore automotive, come da obiettivi approvati dalle Nazioni Unite, le case automobilistiche più prestigiose usano fibra di canapa e canapulo per le note proprietà di isolamento termico ed acustico nei vani motori e negli abitacoli delle autovetture. Altro potenziale sviluppo sarebbe l’impiego di olio di semi di canapa nel combustibile per il motore, rendendo la transizione ecologica più completa.

Canapillola 3

Inoltre, questa caratteristica rende la fibra e il canapulo eccellenti risorse nel settore edilizio per la produzione di mattoni, malte, cappotti termici e materiali innovativi necessari per il risparmio energetico nel condizionamento di abitazioni civili e luoghi di lavoro. La canapa può, infatti, essere utilizzata al posto di lana di roccia, lana di vetro, polistirolo e composti plastici in quanto, a differenza di queste, non richiede temperature di fusione, evitando qualsiasi forma di emissione. Ulteriormente è importante sottolineare che tramite l’implemento edilizio si sequestrano circa 350 kg di CO2 per ogni metro cubo di canapa utilizzata. Infatti, altra caratteristica fondamentale della canapa è la sua capacità di assorbimento di anidride carbonica. 

Questa proprietà è specialmente utile nell’offrire un’alternativa a uno dei prodotti meno sostenibili e più essenziali nell’attività umana, la carta. In linea con il pacchetto fit for 55, per assorbire anidride carbonica e contribuire a raggiungere l’obiettivo della neutralità per emissioni nette entro il 2050, l’utilizzo della canapa rappresenterebbe un parziale sostituto ai tre miliardi di alberi piantati nell’Ue di qui al 2030. La fibra di canapa rappresenta un ottimo sostituto in quanto contiene circa il 70% di cellulosa e solo una bassa percentuale di lignina, tanto da non richiedere l’uso di acidi. Inoltre, la fibra e il canapulo della canapa sono già di colore bianco, evitando l’uso dei composti chimici utilizzati per sbiancare la carta da fibra di legno e la conseguente produzione di fanghi pericolosi.

A fine vita tutti i prodotti ottenuti dalla canapa, essendo di origine organica, non si configurano come rifiuti da avviare allo smaltimento. Per l’agricoltura, alla fine del ciclo vegetativo, i suoli, arricchiti dalle migliorie apportate dalla canapa saranno disponibili alla naturale rotazione agraria a beneficio delle colture successive che richiederanno un uso ridotto di concimi e diserbanti. Infine, per l’ambiente, grazie alla riqualificazione energetica degli edifici con l’impiego della canapa in sostituzione di materie prime di origine fossile, continuerà la riduzione delle emissioni e dei rifiuti.

Dunque, è possibile osservare come le molteplici proprietà della pianta lasciano spazio a numerosi impieghi che vanno oltre il settore agricolo, offrendo alternative sostenibili in settori industriali notoriamente inquinanti, quali l’automotive e l’edilizia o settori prevalenti in paesi occidentali con alte percentuali di consumismo, quali il tessile. 

La filiera della canapa per la produzione di beni riduce, a monte, gli sprechi di risorse rinnovabili e l’utilizzo dei materiali di origine fossile e permette, a valle, il recupero dei beni dismessi e la loro reintroduzione nel sistema economico. Questi sono due aspetti essenziali dell’economia circolare, di cui necessitiamo, per riconnettere l’uomo con la natura.

Questo è il terzo e ultimo episodio dell’articolo a puntate (o meglio Canapillola!) “La Coltura che Risana”. Puoi leggere il primo articolo qui.

Contributor: Michele Castaldo – Copy editor: Domizia Feriaud

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