Bioplastiche di canapa in Italia: ma ancora una volta tutto import e poca impresa

Dal sondaggio di AssoCanapa sul futuro della canapa in Italia, il 40% dei rispondenti ha espresso il desiderio di vedere più bioplastiche in canapa sul mercato. Inaspettatamente, la maggioranza delle persone ha anche individuato le bioplastiche e i nuovi materiali come quarto settore che più si svilupperà in Italia attraverso l’utilizzo della canapa, ritendendolo uno dei settori in cui maggiormente l’Italia deve impegnarsi nel produrre eccellenze.

Da anni la ricerca ha tentato di ottenere bioplastiche durature e convenienti che si potessero commercializzare su scala di massa a sostituzione delle plastiche di origine fossile.

Bioplastiche in canapa (Copyright THPC)
Bioplastiche in canapa (Copyright THPC)

Malgrado i diversi risultati che si sono ottenuti, il settore biomateriali è ancora agli albori e, viste le ingenti quantità di materie plastiche utilizzate giornalmente, vi è ancora ampio spazio sul mercato per nuove industrie e nuovi materiali. Grazie alla qualità della ricerca in Italia, nuove ed esistenti imprese potrebbero realmente pensare di creare prodotti validi per instaurare un nuovo settore di mercato stabile e competitivo. La canapa ha già dimostrato in passato di essere un’ottima risorsa di partenza, sia come fibra che come canapulo, ma non ha mai visto successo attraverso la scalabilità industriale.

La scommessa di instaurare l’utilizzo di bioplastiche di canapa in Italia è stata fatta dalla LATI, industria termoplastici italiana, leader europeo nel settore che ha sempre puntato sul riciclo, l’innovazione e la sostenibilità. Nel 2021 ha aggiunto al suo futuro range prodotti una linea di plastiche ecologiche contenenti canapa che entreranno presto sul mercato italiano. Un’iniziativa lodevole che apre finalmente una vera opportunità al consumatore di confrontarsi con la materia canapa sotto un nuovo punto di vista e che offre alternative di progresso a ciò che è già presente sul mercato.

Tuttavia la nota amara è che anche questa volta non è produzione italiana: difatti le bioplastiche sono di manufattura statunitense, dalla Hemp Plastic Company, e LATI si impegna in un accordo di sola distribuzione. Ogni prodotto quindi verrà manifatturato negli USA e trasportato fino in Italia per la rivendita. Malgrado sia comunque un passo avanti per il futuro “green” ed uno sguardo al futuro da parte della LATI, ancora una volta non è un’impresa italiana a farsi avanti con nuove soluzioni made in Italy. Ciò che si può sperare è che l’introduzione di questi prodotti spinga la voglia d’innovazione sul nostro territorio, sia con maggiore collaborazione tra imprese esistenti e ricerca, sia con migliori sostegni alle piccole start-up che fino ad ora non sono riuscite a solidificarsi. Con il continuo aumento delle coltivazioni e della trasformazione delle paglie e le poche possibilità d’impiego della fibra presenti in Italia, i prossimi anni sarebbero il momento migliore per investire sulla manifattura nazionale; prima che l’Italia venga, per l’ennesima volta, tagliata fuori da un mercato nascente in cui potrebbe distinguersi.