Boom di canapa industriale e CBD nel Regno Unito: si può fare anche con leggi contraddittorie

Come molti paesi europei, il Regno Unito ha una tradizione storica di coltivazione ed impiego della canapa industriale, tant’è che nel 1500 vi era addirittura una legge che richiedeva a tutti gli agricoltori di seminare una parte dei propri campi a canapa. Ma nel 1900, prima i cambiamenti di mercato, e poi la criminalizzazione della pianta, portarono il settore al collasso.

Hemp Oil
Olio di canapa ora acquistabile in supermercati

La legge britannica aveva reso completamente illegale la coltivazione di qualsasi tipo di cannabis, senza distinzione di usi o ragioni. Negli anni ’90, un altro cambio di legge ne decriminalizzò la semina, ma con la clausola di poterne usare solo stelo e seme: foglie e fiori, ancora oggi, vanno del tutto distrutti al momento della raccolta.

Questo atteggiamento severo nei confronti di questa pianta non è del tutto inaspettato nel Regno Unito. La nazione ha tenuto da anni una linea più dura nei confronti di sostanze che potrebbero essere utilizzate a scopo ricreativo e si muove con cautela nel promuoverne nuove a livello medicale o alimentare. Anche alcool e tabacco, sostanze sdoganate ovunque a scopo ricreativo, quando comparate ad altri paesi europei sono soggette a regole più restrittive, sanzioni più alte per l’abuso e prezzi maggiori per contrastarne l’uso.

Tuttavia, malgrado nei secoli vi siano stati periodi altamente moralistici e proibizionisti, il Regno Unito ha sempre avuto un occhio per l’economia e le nuove opportunità di sviluppo. Ne fa esempio lo stanziamento da parte del governo britannico di £200’000 per il progetto HEMP-30, che punta a sviluppare varietà di canapa con maggiore produzione di biomassa (non intendendosi qua CBD), fibra di migliore qualità e maggiore resistenza a condizioni di siccità; si cerca inoltre di sviluppare un piano nazionale per la diffusione delle best practices in agricoltura e trasformazione, in modo da dare una base e una forte spinta di partenza a future filiere industriali. L’obiettivo finale, nel caso di questo progetto, è la creazione di un settore canapicolo per i biocarburanti.

Hemp Shop
Uno shop di oggettistica e abbigliamento in canapa

Ma il Regno Unito non si è buttato solo nel campo dei prodotti più propriamente industriali: malgrado la legge sopra citata, in Gran Bretagna il CBD è legale da alcuni anni. Non solo vi è la vendita di oli e pillole, ma negli ultimi due anni c’è stata una vera e propria esplosione di mercato e prodotti contenenti CBD e canapa industriale: da collari per cani, maschere facciali, cibi e bevande (in supermercati e ristoranti), a prodotti per la pulizia e l’igiene (tanto da essere la canapa uno degli ingredienti più “trending” nelle sezioni di shampoo e balsami) e trattamenti per pelle e corpo offerti dalle spa. Gli esempi sono

numerosissimi, industrie e piccole imprese hanno dato spazio alla più selvaggia creatività. Le pubblicità hanno come target i lavoratori che necessitano di rilassarsi a fine giornata con un drink, offrendo un’alternativa all’alcool, o trasformare la pausa sigaretta dallo studio in vaping con liquidi al CBD. Ogni marchio per la cura del corpo decanta le qualità dell’olio e degli estratti di canapa. Tanto comune è l’uso, che il numero di prodotti sul mercato è triplicato, ed il Regno Unito è ora il secondo paese al mondo per consumo di cannabinoidi.

 

Tutto ciò può sembrare paradossale, viste le restrizioni di raccolta della legge canapicola britannica. Difatti, a guadagnarne son stati paesi come il Belgio, che fino a qualche anno fa erano tra i maggiori venditori di CBD al Regno Unito. In seguito, come sempre in questi casi, aziende nazionali hanno trovato il modo di aggirare il sistema per vendere in proprio (pur sempre non potendo produrre CBD partendo dal campo, visto il divieto su foglie e fiori), mentre altre hanno trovato nuovi sbocchi d’impresa sull’onda del trend canapa: insomma, il divieto, unendosi alla domanda, ha dato spazio all’ingegno (talvolta incredibile, come nel caso dei collari per animali).

Ora, tra continue consultazioni e valutazioni su argomenti come novel food e legalizzazione, bisogna vedere quanto di questo trend si consoliderà in vera e propria economia e industria, e quanto si andrà ad affievolire per dar spazio a nuovi trend. Certo è che, se un paese che aveva quasi del tutto perso la canapicoltura e che è ancora oggi in balia di leggi contraddittorie è riuscito comunque a rendere la canapa industriale oggetto di interesse e finanziamenti per l’industria ed un prodotto vincente sul mercato, rimane a noi la domanda di quando arriverà l’Italia a capire che bisogna investire in questo settore.